harald sohlberg winter night in the mountains

Ho appena iniziato la lettura di “La natura dell’amore” di John Burnside, edito da Fazi e sono rimasta incantata dal dipinto rappresentato in copertina. Si tratta di “Winter night in the mountains“, notte invernale sulle montagne, di Harald Sohlberg. Un dipinto che emana un fascino lunare: il bianco-azzurrino delle montagne, rischiarate dalla luce di una minuscola stella, al centro, quasi adagiata tra i picchi, e da una luna non visibile ma presente con il suo riverbero, mi ha davvero conquistata. Ci scorgo un che di magico, di quella magia che la montagna nasconde gelosamente e che raramente lascia vedere, e chi riesce a coglierla può a buona ragione ritenersi destinatario di un dono.

Sono contenta di avere in mano questo libro – che tra l’altro, dalla lettura delle prime trenta pagine, mi sembra ottimo – sia per poterlo leggere, sia perché mi ha fatto scoprire questo pittore norvegese che non conoscevo.

harald sohlberg

Sohlberg nacque ad Oslo nel 1869, da una famiglia numerosa, il padre commerciante. Fin da piccolo manifestò interesse per la pittura e da adolescente lasciò la scuola per iniziare l’attività artistica come decoratore. La pittura fu il fulcro della sua vita: si dedicò totalmente ad essa, fino alla morte avvenuta nel 1933, alternando periodi più prolifici ad altri di intimo ripiegamento, esprimendo uno stile vicino al misticismo e al simbolismo. Infatti i suoi soggetti per lo più a sfondo naturalistico, rappresentano le emozioni suscitate dalla contemplazione dei paesaggi, dalla natura nella sua bellezza; ciò che dipinge è filtrato attraverso i suoi stati d’animo più che dagli occhi. Il suo è uno sguardo che mira a cogliere l’anima della natura più che il realistico apparire.

harald sohlberg autoritratto
Autoritratto

 

 

Il suo carattere piuttosto schivo e il suo modo di intendere l’arte come un’espressione del tutto personale ed individuale, lo portò ad evitare qualsiasi accostamento a correnti o altri artisti, così come fece Munch. Sohlberg registrava attraverso la resa pittorica le emozioni che i paesaggi gli suscitavano, esprimendo così una visione personale ed intimistica del paesaggio.

harald sohlberg eveningHarald_Sohlberg_-_Evening_Glow

I soggetti sono spesso ispirati ai paesaggi delle montagne di Rondane e alla città di Røros. Fu apprezzato durante la sua vita ma poi il suo nome è scivolato in una specie di indifferenza, come affermò Pola Gauguin (figlio di Paul Gauguin e Mette Gad) – anche lui pittore – che lo definì, appunto, un genio dimenticato.

Trovo di una bellezza misteriosa il dipinto “Fisherman’s cottage“:

harald sohlberg casa del pescatore

Burnside dedica a Sohlberg, nel romanzo, parole di grande ammirazioni, definendolo di pari livello a Much.

Incappai per puro caso in Sohlberg la prima volta che andai al Kunstmuseum di Tromsø, dove mi catturò subito un suo piccolo quadro. (..) è prodigioso il modo in cui il pittore riesce a catturare fino in fondo il momento in cui, dopo quattro o cinque mesi di rigido inverno, la neve finalmente allenta la presa sul terreno e tutto ciò che era rimasto completamente sepolto – le forme, i colori, le superfici – comincia a riemergere. È un tema sul quale Sohlberg torna ripetutamente (..) dove i rosso sangue e i pallidi giallo oro delle case sembrano essersi rinnovati durante la loro lunga assenza nell’inverno norvegese; oppure in “Fra Sagene” del 1911 con i suoi straordinari grigi, verdi e ocra sapientemente sfumati che emergono o svaniscono nella neve e nel crepuscolo. Non è chiaro se si tratti dell’uno o dell’altro ma non è questo l’importante; l’importante qui, come nei dipinti invernali che Sohlberg produsse durante tutta la sua attività, è il gioco costante del va’ e vieni, dello scomparire e del riemergere che consuma e rinnova le cose di questo mondo. I colori, in tali opere, sono vividi ma al tempo stesso transitori in maniera quasi insostenibile, eppure non mi viene in mente altro nell’arte occidentale che catturi tanto appieno il gioco della realtà, un gioco che mina la nostra percezione di un mondo costituito di fatti inoppugnabili e cose materiali.

sohlberg fra sagene

Il grande pittore non si scrollò mai di dosso il sospetto di non essere compreso neppure dai suoi ammiratori: «Forse», disse, «è vero che i miei quadri suscitarono consenso per motivi semplici e ingenui. Ma io insisto nel dire che non fui assolutamente compreso riguardo ai valori pittorici e spirituali ai quali lavoro senza tregua da tanti anni». Quando morì, nel 1935, si era ritirato dal mondo fino al punto che in un necrologio veniva descritto come un uomo dimenticato e ci si auspicava che «il gelo che circondò il suo nome, un tempo famoso, possa adesso sciogliersi».

Parole di apprezzamento e voglia di riscoperta che condivido pienamente.

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