Jorge-Guillen-600x336Negli anni dell’università ho letto tanta poesia spagnola; due anni di corso su Lorca e la Generazione del ’27, tenuti dal prof. Caravaggi, hanno rappresentato per me un’epifania, una vera illuminazione su un universo poetico immenso. Continuo a rileggerle, quasi ogni giorno, e la bellezza di quei versi rende migliore la mia vita.

Oggi vorrei condividere con voi una poesia di uno dei poeti che amo, Jorge Guillén; la traduzione, magistrale, è di Eugenio Montale. Si trova all’interno di un bellissimo libro edito da Donzelli Poesia nel quale le liriche di Guillén sono presentate in traduzioni di eccellenza, tra cui, ad esempio, quelle di Mario Luzi e Andrea Zanzotto.

Presagio

In te si fa profumo anche il destino.
Batte la vita tua non mai vissuta
dentro di me, tic tac di nessun tempo.

Che fa se il sole estraneo non illumina
queste figure da noi non sognate,
create sì, dal nostro doppio orgoglio?

Non conta. Così sono più veraci
che parvenze di luci inverosimili
negli scorci dell’obbligo e del caso.

Tutta tu convertita nel presagio
tuo, ma senza mistero!: un’irrompente
verità di assoluto ti sostiene.

Che fu di quell’enorme e così informe
pullulare di oscuro dal profondo,
sotto le solitudini stellate?

Le stelle insigni di lassù non guardano
la nostra notte che non ha segreti.
Resta tranquillo quel profondo buio.

L’oscura eternità non è già un drago
celeste! Le nostre anime conquistano
non viste una presenza tra le cose.

lorca e guillen 

Jorge Guillén (Valladolid, 1893 – Malaga, 1984), è uno dei poeti della Generazione del ’27 – così definita dal critico Dámaso Alonso-, insieme a Lorca (a cui fu legato da un’amicizia fraterna), Diego, Salinas, Alberti, Cernuda, Aleixandre, Hérnandez, Altolaguirre.  Dopo avere studiato in Svizzera e in Spagna, si reca a Parigi dove riesce ad ottenere l’incarico di lettore di spagnolo alla Sorbona. Questa esperienza gli permette di approfondire i poeti francesi, soprattutto Valery e Mallarmé.  Tornato in Spagna, insegna letteratura spagnola a Murcia. Riesce a lavorare come lettore anche ad Oxford, per due anni accademici, per poi tornare in Spagna, a Siviglia come docente di letteratura spagnola. Nel 1928 esordisce con “Cántico“; nel 1938 abbandona la Spagna franchista, soggiornando dapprima negli Stati Uniti e in Canada, poi in Francia e in Italia. Nel nostro paese stringe amicizia, tra gli altri, con Montale, Ungaretti, Macrì, Traverso, Bigongiari, Luzi, Caproni, traducendo classici e moderni della poesia italiana. Finita la guerra, pubblica: “Clamor” (1957-63), “Homenaje” (1967), “Y otros poemas” (1973) e “Final” (1981). Torna in Spagna solo dopo la morte di Franco e nel 1976 viene insignito del premio Cervantes.

Guillén era un sostenitore della poesia pura, o come la chiamava lui “chimicamente semplice“: i suoi versi sono improntati dall’armonia, da una ricerca continua verso la perfezione dell’istante che scaturisce dal suo amore per la vita, anche quando essa si trova di fronte agli orrori e alle miserie della guerra, al dolore.

“Guillén compose le sue liriche con un’acuta attenzione formale, giungendo a uno stile incisivo, che suscita immagini attraverso una sintassi allusiva e musicale. Di qui le sensazioni contrastanti di un’apparente mancanza di calore emotivo e di una semplicità stilistica che sono invece frutto di una quasi esuberante vitalità affettiva e di un complesso lavorio di sintesi e di scelte linguistiche.” ¹

“Il tema fondamentale a cui s’ispira compatta la produzione di Guillén è una sorta di gioia panteistica verso il creato, che implica fiducia nella vita e nella realtà, in una posizione di ostinato ottimismo anche quando sembra che il dolore spinga il poeta verso un ripiegamento o verso una più umile ricerca della divinità.”²

jorge guillen quadro

Copio il link all’editore del volume da cui ho tratto la poesia:

https://www.donzelli.it/libro/9788860368713

〈¹,² fonte Treccani〉
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