“Nessuno al mondo” di Hisham Matar, Einaudi 2006

“È che non ti fa bene stare vicino a tutta quella sofferenza. Il dolore ama il vuoto, vuole solo sentire la sua eco.”

Avevo parlato di Hisham Matar a proposito del suo romanzo “Anatomia di una scomparsa”, in occasione del Premio Pulitzer per l’autobiografia che gli è stato assegnato quest’anno. Torno oggi a parlare di lui, del suo romanzo di esordio, una opera prima che già lasciava intendere la caratura di questo autore. Il contesto a cui il romanzo si riferisce e che descrive con tanta lucidità, è la Libia all’indomani della rivoluzione capeggiata da Gheddafi; torniamo quindi indietro agli anni Settanta e, alla luce di tutto quanto è avvenuto dopo trent’anni- la cruenta dittatura, i carceri, le torture, la sollevazione durante la Primavera araba e l’uccisione di Gheddafi stesso – possiamo bene intendere perché si è arrivati ad un tanto cruento epilogo.

La ferocia del regime di Gheddafi e delle sue guardie della rivoluzione è descritta con la forza di una scrittura che non lascia scampo; il senso di oppressione che dilata spazi e tempi all’interno del romanzo, il sentire aumentare la tensione, la paura che la tragedia stia per consumarsi, aleggia in ogni capitolo, costruendo un percorso teso, tagliente come la lama affilata del coltello, su cui il lettore si muove cercando di mantenersi in equilibrio tra il dramma privato della famiglia di Suleiman, e il dramma collettivo che si manifesta con tutta la sua violenza bussando alla porta della casa accanto, la casa degli amici vicini, e trascinando via il padre, imprigionato, torturato e, infine, giustiziato sulla pubblica piazza, in un tripudio di follia della folla.

Il racconto esce dalla voce e dalle paure di un bambino di nove anni, quel bambino che l’autore stesso è stato e che come il protagonista ha vissuto sulla propria pelle la persecuzione. Suo padre, Jallaba Matar fu un diplomatico oppositore del regime; a causa delle sue posizioni fu esiliato con tutta la famiglia in Egitto. Da qui, arrestato e poi estradato in Libia, sparì per sempre, dopo essere stato rinchiuso nel tristemente noto carcere di Abu Salim.

Il racconto si sviluppa attorno alle due figure familiari che popolano la vita di Suleiman, affettuosamente chiamato Sluma; la madre, Najwa, costretta a quattordici anni a sposarsi con un uomo che non conosceva, e il padre, Ustad Faraj, allora venticinquenne, divenuto in seguito un uomo d’affari misteriosamente impegnato in viaggi che spesso lo allontanano dalla famiglia, contrario all’ideologia rivoluzionaria e alla sua oppressiva mano militare.

Il bambino vive quasi in simbiosi con la madre, di cui impara a conoscere le fragilità e le debolezze, in un rapporto spesso claustrofobico a cui cerca di opporsi, anelando piuttosto all’intimità con il padre che vede sempre misteriosamente allontanarsi da lui. Intorno a loro la vita quotidiana della via popolata da ragazzini che giocano per strada e fanno le prime esperienze di amicizia, gli adulti che indirizzano le loro vite, le imposizioni della rigida morale che permea ogni aspetto della vita. Una galleria di personaggi perfettamente messi a fuoco, tra cui spiccano Ustad Rashid, il professore universitario condannato a morte e padre dell’amico Karim, e marito di zia Salima; Mussa e il padre il giudice; il mendicante Bahlul, l’imam cieco e il signor Calzoni, un italiano proprietario del ristorante dove la madre porta spesso Suleiman.

La tensione sale, accresciuta dagli arresti, dalle perquisizioni, dalle delazioni, fino a culminare nell’arresto del padre, nella terribile esperienza della tortura e del carcere duro, fino al suo rilascio piovuto come una grazia; una escalation di violenza che segna il destino della famiglia, soprattutto di Suleiman, che in tenera età dovrà lasciare, da solo, il suo Paese, senza più potervi fare ritorno.

“Sapevo che mi avrebbero mandato al Cairo da solo, che il nome della scuola di cui mama aveva preso nota, tenendo il telefono tra orecchio e spalla, era quello della mia futura scuola, lo sapevo prima di rendermi conto che lei era venuta all’aeroporto senza bagagli.”

La nuova vita di Suleiman, per quanto affidata alle amorevoli cure di un amico di famiglia, sarà segnata dall’assenza. Crescere lontano dai genitori, in un altro paese, è la prova durissima che lo traghetterà al mondo adulto: tutto quanto vissuto nella sua infanzia travagliata non potrà che forgiare il suo carattere.

“Soffro di un’assenza, un’onnipresente assenza, come un orfano non del tutto sicuro di cosa abbia perso o guadagnato col suo lutto non scelto. (..) L’Egitto non ha sostituito la Libia. Al suo posto, invece, c’è questo vuoto, quest’assenza che tento di controllare come chi ha paura del buio e cerca un fiammifero da accendere. Lo vedo negli altri, questo vuoto.”

La Libia è quasi un personaggio essa stessa: la vediamo nei paesaggi assolati e afosi, nelle sabbie delle spiagge, nelle rovine di Leptis, patria dell’imperatore Settimio Severo, nei bar di Tripoli, in Piazza dei Martiri, nei vicoli; una scenografia di sfondo che balza prepotentemente in avanti, che quasi aggredisce lo spettatore e che amplifica il senso di oppressione che aleggia sulla città e che la sovrasta.  Conosciamo cosa significhi vivere in una città dove regnano il sospetto, le denunce, le sopraffazioni; le imposizioni irrazionali, se non deliranti di un regime che per affermarsi deve farsi attorno terra bruciata e annientare qualsiasi forma di opposizione, anche la più pacifica ed intellettuale, facendo compiere gesti che a noi sembrano impossibili, come bruciare i libri presenti nella propria abitazione per non compromettersi. Leggendo queste pagine il mio pensiero va a quanto è accaduto e sta tutt’ora accadendo in Turchia, dove migliaia di professori, magistrati, scrittori e giornalisti vengono arrestati senza alcun rispetto della legalità e, una volta incarcerati, sono lasciati in un limbo d’attesa in cui non sono rispettati i più basilari diritti civili.

Copio il link all’editore:

http://www.einaudi.it/libri/libro/hisham-matar/nessuno-al-mondo/978880619323

L’incipit lo trovate qui.

matar lui 2

 

 

 

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