hopper anime“Le nostre anime di notte” di Kent Haruf, NNEditore

Nella vita, come nei romanzi di Kent Haruf, la gente fa cose imprevedibili; come ad esempio accogliere in casa propria una diciassettenne incinta e aiutarla a crescere sua figlia, come fanno Harold e Raymond McPheron. Oppure come succede a Raymond, scoprire di essere capace di intessere una relazione con una donna,  quando è vecchio e resta da solo.

Addie Moore e Louis Waters, i protagonisti dell’ultimo romanzo di Haruf,  fanno una cosa improbabile, per certi versi coraggiosa; sfidano le maldicenze, l’avversità dei propri figli e decidono di frequentarsi di notte, per parlare, per tenersi mano nella mano, per attraversare quel luogo desolato che sono le notti di chi, dopo una vita popolata di presenze, si ritrova da solo, con niente da fare se non rimanere in compagnia dei rumori notturni – ben pochi nella tranquilla Holt – dei propri pensieri e delle ombre sul soffitto.

Kent Haruf ha scritto il romanzo negli ultimi giorni della sua vita, affrettandosi a finirlo perché sentiva che non sarebbe durato a lungo; in queste pagine ha lasciato molto di sé, una sorta di testamento, come dice la moglie Cathy nell’intervista pubblicata da Repubblica:

http://www.repubblica.it/cultura/2017/02/11/news/cathy_haruf_eravamo_io_e_kent_le_due_anime_nella_notte_-158067536/

E quella notte, il primo maggio 2014, Kent sapeva che sarebbe stato il suo ultimo romanzo. Allora mi fa: «Sai una cosa? Scrivo un libro su noi due.» Che bello, penso. Ma non mi dice niente di più.

Contrariamente al modo in cui era solito procedere, si affretta a scrivere, cerca di sfruttare al massimo il tempo che sa essere ormai poco, lavora scrivendo quasi un capitolo al giorno. Ma non riuscirà nemmeno a veder la bozza, tantomeno la pubblicazione del romanzo. Se ne andrà una notte, mano nella mano con sua moglie, nel suo letto, certo di avere portato a compimento ciò che gli stava a cuore.

Il senso di impellenza, la fretta di dare forma all’idea che aveva in testa, aleggia sulla scrittura, sulla vicenda. Fabio Cremonesi, il traduttore e, credo, il suo più grande conoscitore, rimarca le differenze con gli altri romanzi della Trilogia:

“Se dovessi riassumerle in poche parole, mi verrebbe da dire: il senso di urgenza. (..) mentre leggevo Le nostre anime di notte continuavo a pensare all’autore, quest’uomo anziano e malato che lotta contro il tempo per riuscire a raccontare tutta la storia che ha dentro, anche a costo di farlo senza la consueta precisione e asciuttezza.(..) Ma il senso di urgenza non si limita a permeare la forma di questo romanzo breve, sembra anche determinarne i contenuti, la trama, la psicologia dei personaggi.”

hopper anime 2Haruf ci saluta nel modo che solo un grande scrittore sa fare, lasciandoci ancora una volta senza parole, dopo essere passati attraverso l’esperienza di lettura della Trilogia e avere voltato l’ultima pagina con rammarico, ma con la consolazione che ce n’era ancora uno, là sulla libreria ad aspettarci; questa volta è proprio l’ultimo, e bisognerà farsene una ragione.

“Mi chiedevo se ti andrebbe qualche volta di venire a dormire da me.

Cosa? In che senso?

Nel senso che siamo tutti e due soli. Ce ne stiamo per conto nostro da troppo tempo. Da anni. Io mi sento sola. Penso che anche tu lo sia. Mi chiedevo se ti andrebbe di venire a dormire da me, la notte. E parlare.”

È così che Addie e Louis iniziano ad incontrarsi di notte, a casa di lei; bevono qualcosa in cucina, poi salgono in camera, si sdraiano l’uno di fianco all’altra e parlano. Si raccontano come è stata la loro vita; gli episodi che conoscevano già, come la morte dei rispettivi coniugi, e quelli di cui non erano a conoscenza. Si dicono dettagli che hanno sempre taciuto. Aprono i loro cuori, e lasciano uscire ciò di cui sono colmi: gioie, dolori, amarezze, rimpianti. Quello che non sono riusciti a fare e ciò che non si è in grado di fare:

“Non puoi aggiustare tutto, non ti pare? disse Louis.

Ci proviamo sempre. Ma non ci riusciamo.”

In una cittadina dove tutti si conoscono, gli incontri tra Addie e Louis non passano inosservati e diventano oggetto di conversazione. Chi la prende nel peggiore dei modi sono il figlio di Addie e la figlia di Louis, che proprio non capiscono e non accettano la novità. Louis spiega a sua figlia:

“Conoscere bene qualcuno alla mia età. E scoprire che ti piace e che in fondo non sei completamente inaridito. (..) È una scelta, di essere liberi. Persino alla nostra età.”

L’arrivo a casa di Addie del nipotino Jamie complica ulteriormente la situazione; non tanto per loro o per il bambino che anzi si sente rassicurato dalla presenza di questi due nonni amorevoli, quanto per il figlio Gene, che non vuole accettare il legame tra la madre e il vicino, arrivando a comportarsi in modo davvero meschino.

colorado casaPerché se è normale accettare legami che nascono tra persone giovani o adulte, per molte persone è disturbante che ciò possa accadere a persone anziane, come se il diritto a vivere in serenità la relazione affettiva con l’altro sesso costituisse un oltraggio al pudore, al buon senso o alla decenza; maggiormente se questa ricerca di affetto o di compagnia si manifesta in persone della propria famiglia. Eppure non c’è niente di più umano dietro al desiderio di avere una persona vicina.

“Eppure, se ci fosse qualcuno a letto con me, credo che ricomincerei a dormire bene. Una persona carina, un senso di intimità. Parlare di notte, al buio. Rimase in attesa. Cosa ne pensi? (…)

Addie si alzò e uscì per tornare a casa, lui rimase sulla porta a guardarla, una donna di settant’anni di corporatura media, con i capelli bianchi, che si allontanava sotto gli alberi, passando attraverso le chiazze di luce proiettate dal lampione all’angolo della strada. Ma che diavolo, si disse. E adesso cerca di non essere precipitoso.”

our-souls-at-night-filmIspirato al romanzo, è in cantiere il film che vede alla regia Robert Redford; sarà lui ad interpretare Louis, mentre Jane Fonda sarà Addie. Il film dovrebbe uscire a settembre di quest’anno e sarà in sala solo per una settimana, poi passerà su Netflix.

holt mappaNelle ultime pagine del volumetto, l’editore pubblica la mappa di Holt: vi sono posizionati anche i negozi, i locali, gli uffici, insomma tutto ciò che rende reale lo scenario delle vite raccontate da Haruf.

Copio il link all’editore, dove potete trovare tutte le informazioni e il Songbook, redatto insieme ai lettori; l’incipit lo trovate qui.

http://www.nneditore.it/libri/le-nostre-anime-di-notte/

Buona lettura!

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