“L’anno della lepre” di  Arto Paasilinna, Iperborea

Una novella divertente ed intelligente.

Questa frase è la risposta di Vatanen alla moglie che, al telefono, gli ordina di tornare subito a casa. Perché, veramente, Vatanen a casa non ci tornerà: in compagnia e grazie alla sua lepre, salvata dopo che il collega l’ha involontariamente investita, troverà il pretesto per dare una svolta alla sua vita.

Se n’è sparito in cerca di una lepre, su quella collina, e non è più tornato. L’ho chiamato più volte, ma non mi ha neppure risposto. Allora l’ho lasciato lì, ma forse in realtà era lui che voleva restarci.

La moglie, i colleghi, cercano di acciuffarlo, di costringerlo a rientrare nella consuetudine di una vita che non gli offre più alcuno stimolo, ma lui, beffandosi di loro, concretizza la desiderata evasione che aspettava solo un pretesto per essere realizzata. E si dà alla fuga, ad un girovagare  che è rinascere alla vita, provare di nuovo emozioni, essere pronti a lottare per difendere ciò che si ama: la lepre e la propria libertà. Tornare ad uno stile di vita silvestre sganciato dalle imposizioni di una società che impone regole e comportamenti codificati anche negli aspetti più personali e privati della vita. Buttarsi a capofitto in avventure imprevedibili, in compagnia di persone che per caso si troveranno sulla sua strada, mai del tutto positive o negative.

Quei pochi giorni di libertà, pensava, gli avevano affinato l’istinto: l’idea lo divertiva, ed entrò in banca ridendo sotto i baffi.”

Nella camera d’albergo di Vatanen ci fu una concitata discussione. Tutto per colpa del biglietto lasciato sul tavolo da Vatanen; c’era scritto: Finitela una buona volta di rompere! Vatanen.

Gli ingredienti di questa novella – definizione che l’autore, Arto Paasilinna, preferisce a romanzo – sono quelli comuni alla letteratura finnica contemporanea, come spiega nella postfazione al volume di Iperborea, Fabrizio Carbone. “Uno sfondo di leggera tristezza e di velata malinconia, un paesaggio intorno di precisa connotazione naturalistica, un dialogare asciutto, essenziale, incalzante. E poi l’amore per il paradosso, per il dissacrante portato fino all’esasperazione; la passione per il surreale (…)” La fuga verso i luoghi che si amano“. La fuga da un giornalismo in cui non si riconosce più, dalla moglie che non sopporta e che definisce “cattiva”. Il tema dell’alcol, piaga sociale del suo paese. Addirittura l’irriverenza di mettere in discussione la figura del presidente della Finlandia, Kekkonen.

E la narrazione abbonda di paradossi, di situazioni tragiche e comiche allo stesso tempo, come nei capitoli “In chiesa” e “Il nonno“, solo per citarne due. Si procede nella lettura senza assolutamente prefigurarsi cosa succederà dopo, come andrà a finire. La scrittura è tesa come in un romanzo giallo, dice e non dice, getta continuamente il lettore in preda alla curiosità di andare avanti per scoprire cosa accadrà. Leggi, leggi, stai sempre dalla parte di Vatanen e vorresti essere lì ad aiutarlo a proteggere la lepre, a soccorrerlo quando è in pericolo e ad aiutarlo a tirarsi fuori dai guai. E gioisci quando, con la sua semplicità e serenità, sconfigge il cinismo, la crudeltà. Come fa il giornalista che raccoglie il suo racconto e che lo osserva:

Quando, nella sua squallida cella, Vatanen accarezzava la lepre con la tenerezza di una madre, capii cosa vuol dire “umanità”.”

Paasilinna pubblicò la novella nel lontanissimo 1975 e riscosse molto successo; in Italia ce lo ha portato la casa editrice Iperborea nel 1994 (il volume di cui vedete la foto è in un formato delizioso e con una copertina strepitosa), via via traducendo e pubblicando molte sue opere. Io non lo conoscevo. Poi una mattina davanti ad un caffè, la mia amica Nicoletta, capace architetto innamorata di tutto quello riguarda la cultura di quei paesi, me ne ha caldamente suggerito la lettura.

Grazie Nicoletta!arto-paasilinna

L’incipit del romanzo lo potete trovare nella sezione dedicata agli Incipit d’autore, e più velocemente Qui. Nel 1977, con lo stesso titolo, ne fu tratto un film, tutto finlandese: dal regista Risto Jarva, all’attore che magistralmente interpreta Vatanen, Antti Litija.

Copio il link alla CE: http://iperborea.com/titolo/40/

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