Oggi sul frizzante blog di Vikibaum ho letto questo post:

https://tramineraromatico.wordpress.com/2017/05/02/quando-diventiamo-tutti-buoni/

in cui si dibatte intorno alla frase di Voltaire: “Al vivo dobbiamo rispetto ma al morto dobbiamo solo la verità”.

Lo scambio di idee che ne è seguito mi ha fatto venire in mente una delle “cronache” che lo scrittore cileno Pedro Lemebel ha inserito nel suo “Parlami d’amore” (vi rimando al sito dell’editore per approfondire: http://www.marcosymarcos.com/libri/parlami-damore/).

La cronaca si intitola, appunto, “Le esequie della carogna”, e si riferisce alla morte del dittatore Pinochet, di cui, credo, tutti conosciamo le gesta. Riporto alcune frasi, suggerendovi la lettura del volumetto, fonte di riflessioni serie, espresse con l’ironia tipica di questo artista.

“E accadde che di punto in bianco il tronfio dittatore stirò le zampe, e accorsero generali, gendarmi, cadetti e tutta la fanfara militaresca al barrio alto, battendosi il petto per la clamorosa morte dell’orco cileno. (..) Era sfuggito come un rospo viscido a tanti di quei processi per crimini e atrocità, che era arrivato alla fine della propria vita senza essere mai condannato. (..) Quel grande debito con la giustizia rimarrà come una macchia sinistra nella storia della nostra magistratura, che se ne era lavata le mani con pretesti del tipo non è stato possibile, non c’è stato tempo, timori, ritardi e mucchi di scartoffie che hanno rinviato la condanna attesa per anni. (..) Niente oblio, niente perdono, niente riconciliazione pasquale. Senza se e senza ma. E la lotta per ottenere giustizia nei confronti degli altri complici continuerà ben oltre la morte del lucertolone.”

Ecco, questo volevo dire: che la verità è ciò che conta, ciò che deve passare alle generazioni che seguiranno. La memoria non deve andare persa.

lemebel

 

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