“La casa de Bernarda Alba” , ultimo in ordine cronologico della Trilogia, è il capolavoro assoluto di Lorca e, secondo la critica, dell’intera produzione teatrale spagnola del Novecento. È un testo con una forza dirompente, lacerante, che porta in scena “un groviglio di passioni cocenti, terribili, fatali in senso veramente tragico”.

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Lorca finì di scriverlo a giugno del 1936: due mesi dopo, nella campagna di Viznar, si trovò di fronte i fucili dei falangisti e la sua vita venne annientata. Negli anni che seguirono, segnati dalla guerra civile, l’opera non venne rappresentata; nemmeno dopo e per molti anni, durante il franchismo, fu possibile portarla in scena.

Lo fece per la prima volta nel 1945 ma a Buenos Aires, Margarita Xirgu, ancora lei, fedele amica e ammiratrice di Lorca. Margarita – di cui Lorca ammirava la grande capacità espressiva e di calarsi nei ruoli divenendo un tutt’uno col personaggio – aveva interpretato anche le protagoniste delle tragedie “Yerma”  e “Mariana Pineda”.

bernarda alba libroL’intero dramma è scritto in modo asciutto, tutto è limato e ridotto all’indispensabile, in un perfetto equilibrio essenziale, un ritmo serrato di dialoghi a cui fa da contrappunto il silenzio che Bernarda impone alle sue figlie e alle altre donne che popolano la casa: la madre, le serve, la Poncia.

Lorca, infatti, definisce il testo con una annotazione: avverte che questi tre atti vogliono essere un documentario fotografico; e aggiunge: «Ho soppresso molte cose in questa tragedia, molte canzoni facili… voglio che il lavoro possegga severità e semplicità».

Ed è davvero essenziale anche la messa in scena coreografica; ecco il primo atto:

“Stanza bianchissima nell’interno della casa di Bernarda. Muri spessi. Porte ad arco con tende di tela di iuta che terminano in una frangia grossa a uncinetto.(…) Un gran silenzio ombroso si spande sulla scena. Quando il sipario si alza, la scena è vuota. Si odono rintoccare campane.”

E nulla, in Lorca è mai casuale: il silenzio, il vuoto, le campane. Bastano queste tre parole per capire il dramma.

L’opera mette in scena un gruppo familiare fatto di sole donne. Al centro, la matriarca, Bernarda Alba che impone sé, il suo sistema di valori, la sua prevaricazione, il suo assoluto potere dispotico – ben rappresentato dal bastone con cui gira per casa e che picchia a terra per ordinare il silenzio, come un giudice -, sulle cinque figlie e sulla madre ottantenne. Lei impone un lutto di otto anni a causa della morte del marito, periodo durante il quale le ragazze non potranno uscire di casa né tantomeno intrattenere relazioni con uomini. Bernarda, nel Primo atto, gela ogni giovanile anelito alla vita:

“Per tutti gli otto anni che durerà il lutto non entrerà in questa casa il vento della via. Facciamo conto di avere murato coi mattoni porte e finestre. Così fu in casa di mio padre, così in casa di mio nonno. Intanto potete pensare a ricamarvi il corredo.”

bernarda alba attrici 4Un’assurda imposizione claustrofobica, dettata più che altro dalla preoccupazione di mantenere l’onore delle figlie, votata all’ipocrisia di mostrare agli altri una facciata dignitosa nascondendo qualsiasi cosa accada affinché non trapeli. Una ricerca di onorabilità e rispettabilità che annienta le vite di quattro ragazze, nel fiore della loro giovinezza. Tutte tranne una, la maggiore che era già promessa ad un giovane del paese, Pepe il Romano – personaggio che non entra mai in scena – e che però diventa oggetto di gelosia e astio da parte delle sorelle.

“Se venisse per la persona di Angustias, per Angustias come donna, allora ne sarei contenta, ma viene solo per il suo denaro.” Commenta Maddalena. “Pepe il Romano ha venticinque anni ed è il più bel giovane dei dintorni. La cosa più naturale sarebbe che volesse te, Amelia, o la nostra Adela, che ha vent’anni, e non già che venga a cercare la cosa più squallida che c’è in questa casa.”

La ragazza che potrà andare in sposa, Angustias, è figlia del primo marito di Bernarda e gode di una solida dote: è per questo che Pepe vuole sposarla, non per amore, e lei ne è ben conscia tanto da confidarlo alla sorella Amelia. Gli eventi prenderanno le sembianze di ciò che Bernarda voleva a tutti i costi rifuggere: il “fattaccio”, la vergogna, la tragedia: Pepe e la figlia più piccola, Adela, si innamorano e vivono una segreta storia.

I temi che risaltano nell’opera sono molteplici, primo fra tutti il conflitto.

Tra Bernarda e le sue figlie non percepiamo sentimenti quali l’amore, la tenerezza, la devozione filiale. Ciò che appare evidente è l’odio, la lotta, lo scontro tra la visione autoritaria della madre, attenta all’onore a alla decenza, regista occulta delle loro vite, che arriva a fare scappare i ragazzi che si interessano alle sue figlie perché non li ritiene degni, e l’anelito alla libertà e alla vita delle figlie.

Il sistema patriarcale, agito da Bernarda in assenza di una figura maschile all’interno della famiglia, è quello dominante nella società spagnola e viene portato in scena per denunciarne tutta l’assurdità e la crudeltà. Emerge non solo nell’imposizione all’osservanza del lutto sulle figlie, nel controllo assoluto sulle loro vite, ma anche nella considerazione, negativa fino all’estremo, fino a divenire cieca violenza, di chi esce dal seminato, con comportamenti ritenuti condannabili: cose futili, ad esempio lanciare uno sguardo ad un uomo in chiesa, o cose più serie, come avere un figlio al di fuori del matrimonio, come succede alla figlia della Liberata. Quella società condanna impietosamente un atto del genere e la povera ragazza è talmente atterrita all’idea di confessarlo che arriva ad uccidere e nascondere il bambino che ha partorito, rischiando per questo un linciaggio popolare. Bernarda è tra quelli che si accaniscono, che gridano di ucciderla e l’unica a difenderla è Adela, conscia di potersi trovare negli stessi panni.

Il ruolo delle donne nella società si rifà ai cliché della visione patriarcale, così come la visione classista della società di Bernarda.

Un altro tema che aleggia sulla tragedia è quello del fato, di un giudice solenne e castigatore contro al quale non si può che soccombere. Adela lo vede però come un atto liberatorio ed è pronta ad affrontarlo, succeda quello che deve succedere. È il suo unico modo per affermare la propria libertà di scelta:

“Da quando ho provato il sapore della sua bocca, non sopporto più l’orrore di questa casa. Sarò ciò che lui vorrà che io sia. E tutto il paese contro di me, che mi bruci con le sue dita di fuoco, che mi perseguitino tutti quelli che dicono di essere onorati; mi metterò la corona di spine che portano le donne amate da un uomo sposato.”

bernarda alba attrici 1Martirio fa credere ad Adela di avere ucciso Pepe e lei – mutuando il suo destino da ben noti amanti disperati del teatro shakespeariano – si uccide impiccandosi.

Bernarda di fronte alla tragedia, al gesto estremo della figlia, non sa fare altro che pensare al buon nome della famiglia, a che non si sappia cosa è accaduto:

“E non voglio pianti. Bisogna guardare la morte in faccia.. Silenzio! Zitta, ho detto! Riservati le lacrime per quando sarai sola. Ci annegheremo tutte in un mare di lutto. La figlia minore di Bernarda Alba è morta vergine. Avete sentito? Silenzio, silenzio, ho detto. Silenzio!” 

Corredo il post con la foto dell’edizione che posseggo dell’opera. Risale a molti anni fa, e mi è cara perché mostra in copertina l’ultima foto di Federico García Lorca, con Meny Arniches, al Café Chiqui-Kutz del Paseo de Recoletos.

Qui e qui potete leggere i post dedicati alle altre due tragedie della trilogia.

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