“Un muro è fatto per essere disegnato, un sabato sera per fare baldoria e la vita è fatta per essere celebrata.”

 

“L’arte è per tutti.”

 

“Disegnerò il più possibile, per tutte le persone possibili, il più a lungo possibile.”

 

Haring 1

Bastano queste sue tre frasi, per aprire la porta del mondo di Keith Haring. La porta che mi si è spalancata davanti oggi visitando la mostra “Keith Haring. About art”, a Palazzo Reale, a Milano.

“Penso di essere nato artista; penso di avere la responsabilità di riuscirci. Ho trascorso la mia vita fino a questo punto cercando solo di capire che sia questa responsabilità. Ho imparato studiando le vite di altri artisti e studiando il mondo. Adesso vivo a New York City, che a mio parere è il centro del mondo. Il mio contributo al mondo è la mia abilità nel disegnare.” 1982

Haring amava la vita; ha continuato ad amarla anche dopo avere saputo di essere malato di AIDS, conscio che quel contagio era senza rimedio; l’ha amata fino al suo ultimo giorno di vita, e ha concretizzato il suo amore continuando a lavorare fino alla fine, creando opere semplici, accessibili a tutti, così facilmente interpretabili che spesso non avevano bisogno nemmeno di un titolo. Haring, di fronte alla certezza della sua fine prossima, è sorretto dalla convinzione che la vita è un ciclo senza fine, dalla consapevolezza del suo posto nella storia dell’arte e della sua energia: continua un’attività incessante che condurrà finché le forze glielo permetteranno.

In una intervista rilasciata pochi mesi prima della sua morte, quando gli si chiede se la sua arte ha ricevuto un così largo consenso grazie alla sua semplicità, lui si esprime così:

“A me interessa fare dell’arte che venga sperimentata ed esplorata dal più ampio numero possibile di individui, con altrettante diverse idee individuali su un certo lavoro senza nessun significato definitivo. Lo spettatore crea la realtà, il significato, il concetto alla base del pezzo. Io sono solo un intermediario che tenta di raccogliere le idee.”

 “Il motivo per cui funziona così bene col pubblico (la mia opera, ndr), è che non è difficile da esaminare per u pubblico che non ha idee preconcette riguardo a ciò che si suppone sia arte e a ciò che si suppone non lo sia. È un’opera che non ha bisogno d’altro che di una persona che la guardi.”

Keith Haring aveva alle spalle un percorso scolastico serio: dall’arte tribale, all’arte antica e classica, al moderno e post-moderno. Gli influssi, le citazioni che riporta nelle sue opere, la sua cifra specifica sono organizzati ed esposti nel percorso della mostra, attraverso le sezioni in cui è strutturata:

Umanesimo

Archetipi, miti e icone

Immaginario fantastico

Etnografismo

Moderno Post-moderno

Performance

 

Haring metro disegna

 

Tutto quello che aveva visto e studiato ritorna nella sua produzione, volutamente o inconsciamente, costituisce il suo background. Quando arriva a New York entra in contatto con i gruppi artistici Underground: si era accorto dei disegni dipinti sui vagoni della metropolitana e passava ore seduto sulle panchine delle stazioni per guardare i vagoni e conoscere quel tipo di espressione artistica. Entrò in contatto e lavorò anche per un certo periodo con gli artisti dei Graffiti, ma poi decise di uscirne, e di provare a trovare una sua strada. Conosceva bene il mondo dell’arte e sapeva che essa è fatta di nomi e cognomi. Creò un sodalizio artistico ed umano con Jean Michel Basquiat, con Andy Warhol, con Juan Rivera e con moltissimi altri artisti.

Il percorso della mostra inizia dalla sezione Umanesimo, dall’Uomo Vitruviano, che Leonardo riprende correggendone misure e proporzioni e che Haring assimila perché anche lui pone al centro della sua arte l’uomo, come accadde nel Rinascimento.

Esattamente di fronte, è esposto il dipinto che realizzò il giorno dopo l’uccisione di John Lennon: l’omino con le braccia e le gambe aperte, l’omino “perforato”, trafitto. L’omino che diverrà, insieme al bambino raggiante e al cane che ulula, una delle sue firme.

“L’immagine dell’uomo con il buco nella pancia mi fu suggerita dalla notizia dell’assassinio di John Lennon. (…) La mattina dopo mi svegliai con in testa l’immagine dell’uomo con il buco nella pancia.”

Haring 6

Sulla tela lavora solo con i contorni, annulla la prospettiva e i colori naturali, tutto ciò che vuole riprodurre la realtà; a lui non interessano i feticci della realtà, non è quello ciò a cui aspira. Le sue tele non sono finestre sulla realtà. Sono idee, concetti. La ripetizione (come nell’arte calligrafica, che lui ammirava) serve per rafforzare il messaggio: lo fa a livello iconico, ripetendo le figure, e decorativo, ripetendo i motivi, i segni. Le righette intorno alle figure raccontano il movimento.

 

Haring 5

 

Nella sezione “Archetipi, miti e icone”

 

Nelle sue tele emergono i suoi due lati: quello gioioso, che esprime l’amore per la vita, e quello oscuro, quello dei demoni che combatte, come l’intolleranza verso chi è diverso, la disuguaglianza razziale, la malattia e l’AIDS, che colpiva maggiormente un certo segmento della società.

Haring Walking in the rain
Walking in the rain

 

L’arpia è il male, l’AIDS, che con i suoi artigli uccide gli uomini. Lui aveva avuto la notizia di essere malato in un giorno di pioggia ed eccola qui la pioggia, quelle gocce che però possono essere anche lacrime, sangue. I segni bianchi sul fondo derivano dall’arte informale segnica: i segni sono come un alfabeto, un graffito – da cui la parola grafia. Haring ama i segni, i simboli, è attratto dalle scritture cuneiformi, dagli ideogrammi, dagli antichi amanuensi che si cimentavano nell’arte calligrafica, ed ecco che da qui torniamo anche al significato della ripetitività.Haring vs aids

È critico rispetto ai falsi idoli della cultura imperante, su tutti la televisione. Nel dipinto che allude alla “Medusa” Haring dà la sua interpretazione e cala il mito nel suo tempo. La Medusa, da artisti come Caravaggio (che lui conosceva, non dimentichiamolo) di solito veniva raffigurata con serpenti al posto dei capelli, il cui morso pietrificava: ecco che lui trasforma i capelli in tentacoli che terminano con delle sfere con al centro una X rossa. È lo schermo televisivo che pietrifica chi lo guarda così come i serpenti della Medusa.

 Haring medusa

Haring aveva anche un retroterra religioso: cresciuto in una famiglia protestante, da bambino frequentava la chiesa e partecipava alle attività ricreative, artistiche e solidali che vi erano organizzate e tutto ciò contribuì a stimolare la sua creatività e il suo senso della condivisione.

Haring san sebastiano

San Sebastiano era raffigurato trafitto dalle frecce, mentre Haring lo presenta trafitto dagli aerei.

Nella sezione “Immaginario fantastico”

 

Haring 3

 

“Sono corso a vedere Il giardino delle delizie di Hieronymus Bosch. Ho un libro con le riproduzioni dei particolari e dell’intero dipinto, e periodicamente lo guardo, ma è incredibile come sia intenso se lo vedi in originale.”

Ci sono molte suggestioni, oltre a Bosch, che ritornano: “Guernica” di Picasso, il “Giudizio universale” di Michelangelo, James Ensor…

“Bene e male sono molto difficili da spiegare o da capire. Sono sicuro che il maligno esista, ma che sia difficile da isolare. Bene e male sono interconnessi e impossibili da separare. Non sono del tutto in opposizione, e infatti sono spesso una cosa sola.”

 Nella sezione “Etnografismo”

 

Haring maschera

“Dipingere non è niente di nuovo. La gente ha dipinto sin dall’Età della Pietra. In ogni cultura le persone hanno tentato di rappresentare il loro mondo come lo vedono e come lo percepiscono.”

“Non sono un primitivo. Non sto cercando di sfruttare le idee dei popoli primitivi o le cose che erano importanti per loro, la loro cultura o il loro spirito.”

“In tutte le forme c’è una struttura primaria, un’indicazione dell’intero oggetto attraverso pochissime linee, che diventano un simbolo. Ciò è comune a tutti i linguaggi, a tutte le persone, a tutte le epoche storiche.”

Nella sezione “Moderno post-moderno”

“Spero di non essere presuntuoso pensando che potrei esplorare possibilità che artisti come Stuart Davis, Jackson Pollock, Jean Dubuffet e Pierre Alechinsky hanno avviato ma non hanno portato a termine. Le loro idee sono idee vive. Non possono esaurirsi ma solo essere esplorate sempre più a fondo.”

 

Haring acrobata

picasso acrobata
Picasso “L’acrobata”

 

 

Nella sezione “Performance”

La sua arte è pubblica, ed è anche impegnata: quello che accade intorno a lui non gli è indifferente e si spende molto per progetti che hanno a che fare con i bambini e i loro spazi, di gioco, scolastici e anche legati alla malattia, e per tutti questi spazi realizzerà progetti artistici.

 

http://www.palazzorealemilano.it/wps/portal/luogo/palazzoreale/mostre/inCorso/KEITH_HARING

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