Bodas de sangre“, Federico García Lorca

«Il teatro è uno degli strumenti più efficaci, più utili per l’edificazione di un paese, il barometro che ne registra la grandezza o il declino. Un teatro avvertito e ben orientato a tutti i livelli, dalla tragedia al vaudeville, può trasformare in pochi anni la sensibilità del popolo.»

«Il teatro è una scuola di lacrime e di risa, una tribuna libera dalla quale si possono difendere morali vecchie o equivoche, così come si possono portare alla luce, mediante esempi viventi, le leggi eterne del cuore e dei sentimenti umani.»

lorca bodas de sangreCosì si esprimeva Federico García Lorca nel 1935. E nel teatro aveva investito  molto di sé, dal 1932, quando dette vita a “La Barraca”, il teatro popolare ambulante. Tutto questo venne dopo il viaggio in America, dove Lorca si aprì ancora di più verso gli altri, sottraendosi alle sue ossessioni personali. Lorca si mise in gioco in prima persona, come autore, attore e regista, come coreografo e costumista, per questo progetto che sentì in modo lacerante.

L’intuizione di forze segrete e impetuose annidate nel cuore e nei sentimenti dell’uomo accende le tragedie di Lorca, di cui “Bodas de sangre” è la prima, scritta nel 1932: fu rappresentata per la prima volta l’8 marzo del 1933, al teatro Beatriz di Madrid dalla Compagnia di Josefina Diaz de Artigaz. Il successo trionfale si rinnovò nei mesi successivi in Argentina dove Lorca soggiornò acclamato. In Italia fu rappresentata per la prima volta nel 1939, al teatro delle Arti di Roma.

Le altre due tragedie sono “Yerma” (post qui) del 1934 e “La casa de Bernarda Alba” del 1936.

 

Madre         E tutto quanto può ferire il corpo di un uomo. Un uomo bello, col fiore in bocca, che va al vigneto, o ai suoi ulivi, che son suoi, che li ha ereditati…

                   … e quest’uomo non torna. O se torna è per mettergli sopra una palma o un piatto di sale grosso perché non si gonfi.

 

lorca barracaIspirata da un fatto di cronaca, “Bodas de sangre”, dramma in tre atti, presenta la purezza e la compostezza di un mito, in cui anche gli elementi di verismo e di folclore paesano perdono ogni consistenza aneddotica e ogni realtà occasionale per attingere l’intensità rarefatta delle essenze. Composta da una sapiente alternanza di prosa e versi, questa tragedia è la più vicina allo stile del Lorca poeta lirico. Al centro del dramma sta il tema dell’amore impossibile il cui ostacolo è rappresentato dal matriarcato, dalle barriere sociali, l’onore e la rigida spartizione dei ruoli tra uomo e donna. Vengono messi a confronto gli amori lacerati: l’amore della madre per il proprio figlio, la sposa che abbandona il marito il giorno delle nozze perché dominata dalla passione per un altro che lascia, a sua volta, la moglie e un figlio appena nato. Sono presenti anche due figure simboliche (ricorrenti nelle opere lorchiane): la Luna e la Morte.

Nell’archivio della Rai ho trovato una versione radiofonica, realizzata nel 1960 dal regista Mario Ferrero, con le voci di Lina Volonghi e Giulio Bosetti, di cui copio il link della scena iniziale.

http://www.teche.rai.it/2015/08/le-nozze-di-sangue-di-federico-garcia-lorca/

Si possono fare molte citazioni dal dramma, come nel Quadro secondo del Primo Atto, quando la suocera e la moglie cantano la ninna nanna al bimbo: incredibile momento poetico e tragico. O nell’Atto Terzo, Quadro primo, quando parla la Luna (elemento speciale nella simbologia lorchiana, fredda foriera di morte):

Rotondo cigno del fiume,

occhio delle cattedrali,

alba finta fra le foglie

io sono: non sfuggiranno.

Chi si cela? Chi singhiozza

fra i roveti della valle?

La luna lascia un coltello

abbandonato nell’aria,

che come piombo in agguato

sarà dolore di sangue.

Fatemi entrare. Son ghiaccia

d’andar fra vetri e pareti.

Scoprite i petti e le case

in cui io possa scaldarmi.

Ho freddo! Queste mie ceneri

di sonnolenti metalli

vanno per monti e per strade

cercando creste di fuoco.

Atto terzo, Quadro ultimo, parla la Sposa:

Perché me ne sono andata con l’altro. Perché me ne sono andata! Te ne saresti andata anche tu! Io ero una donna arsa, piena di piaghe dentro e fuori, e tuo figlio era un poco d’acqua da cui io speravo figli, terra e salute: ma l’altro era un fiume cupo, pieno di rami, che faceva arrivare sino a me il rumore dei suoi giunchi e il suo cantare fra i denti. E io correvo con tuo figlio, che era come un pochino di acqua fresca, mentre l’altro mi mandava centinaia di passeri che mi impedivano di proseguire e deponevano brina sulle mie ferite di povera donna appassita, di ragazza accarezzata dal fuoco. Io non volevo. Sentimi bene! Non volevo. Tuo figlio era il mio scopo, e non l’ho ingannato; ma il braccio dell’altro mi trascinò come un colpo di mare, come una testata d’un mulo, e mi avrebbe trascinato sempre, sempre, sempre, anche se fossi stata vecchia e tutti i figli di tuo figlio mi avessero trattenuta per i capelli.

 

Le opere teatrali di Lorca rappresentano il culmine della sua maturità poetica e umana, maturità da cui chissà quali altre opere avrebbero potuto nascere se la sua vita non si fosse tragicamente interrotta.

lorca bodas de sangre 5

Testo e commento ripresi dall’edizione Einaudi; copio il link attuale, mentre la mia copia risale all’edizione del 1981.

lorca nozze di sangue

http://www.einaudi.it/libri/libro/federico-garc-a-lorc/nozze-di-sangue/978880606965

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