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“Casida della rosa” di Federico García Lorca

La rosa

non cercava l’aurora:

quasi eterna sul ramo

cercava altra cosa.

 

La rosa

non cercava né scienza né ombra:

confine di carne e sogno

cercava altra cosa.

 

La rosa

non cercava la rosa.

Immobile nel cielo

cercava altra cosa.

 

La rosa è il simbolo della poesia, del poeta stesso, che non vuole sapere da dove è nata, perché è sempre stata là; non cerca certezze né ombre; la poesia è un confine labile tra la carne (l’uomo terreno) e il sogno; la poesia non cerca nemmeno se stessa: immobile in una dimensione cosmica, cerca sempre qualcosa di diverso, cerca la sua essenza.

lorca tamarit 2Questa poesia si trova in “Divan del Tamarit”, una raccolta di venti componimenti (12 gacelas e 9 casidas) scritte da Lorca negli anni dal 1931 al 1934; la raccolta sembrava dovesse andare in stampa già nel 1932 per opera dell’Università di Granada (le bozze erano pronte) ma poi il progetto sfumò e seguirono ulteriori modifiche, fino alla tragica morte del poeta nel 1936, quando venne barbaramente trucidato. La raccolta fu pubblicata nel 1940 a New York, sulla “Revista Hispánica Moderna”. Il nome della raccolta fa riferimento alla poesia di derivazione arabo-andalusa: “diwan” è il nome dato in arabo ad un canzoniere di un unico autore. Gacelas e casidas sono particolari tipi di poesie, ma Lorca le usa in modo arbitrario, cioè non attenendosi alla tradizione dei poeti mozarabi, ma semplicemente volendo testimoniare la sua derivazione culturale da quel tipo di poetica. Tamarit era il nome di un frutteto che apparteneva alla sua famiglia nel quale Lorca era solito ritirarsi per comporre.

Il filo conduttore della raccolta è l’eros, espresso in una dimensione “oscura” e tragica, di non-realizzazione; l’amante è visto come un “corpo fuggitivo” e ad opporsi all’unione tra i due amanti sembra siano non solo le circostanze avverse ma il cosmo intero. Le poesie sono disseminate di metafore ed immagini talvolta ermetiche, ma nelle quali ricorrono aggettivi e similitudini appartenenti alla poetica che permea anche i “Sonetos del amor oscuro”, laddove tale amore si configura come omosessuale.

Testo originale:

“Casida de la rosa”

La rosa

no buscaba la aurora:

casi eterna en su ramo,

buscaba otra cosa.

 

La rosa

no buscaba ni ciencia ni sombra:

confin de carne y sueño,

buscaba otra cosa.

 

La rosa

no buscaba la rosa.

Inmóvil por el cielo,

buscaba otra cosa.

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