Con questa citazione Ermanno Rea ci prende per mano e ci conduce a conoscere Adele, la protagonista del suo romanzo “Il sorriso di don Giovanni”, per molti il suo capolavoro.

Rea si auto-denuncia nella nota a conclusione del romanzo:

“Questa volta ho voluto sperimentare la strada della più assoluta libertà creativa, e confesso di averla percorsa con uno slancio che si è fatto via via immedesimazione, quasi autobiografia. In altre parole, Adele sono io (il grande Flaubert mi perdoni).”

“Chiamatemi Adele.” Si legge in prima pagina; ed è solo il primo di decine di agganci alla letteratura, questa irruzione del capitano Achab, quel “Call me Ishmael”, consegnato alla storia come pietra miliare. Adele che in sogno si vede come “un libro che cadeva con le ali aperte”. Adele-sapienza, nomignolo che le affibbia il ragazzo destinato a diventare l’uomo attorno a cui girerà la sua vita; Adele che si rifugia nella “intelligent room”, nella libreria di don Arturo Mastrocinque, il libraio suo magnanimo facilitatore di letture voraci. Proprio in quell’angolo tutto suo incontra per la prima volta quel ragazzo ed un libro li avvicina: “L’isola di Arturo” della Morante.

Adele oggi ha poco più di cinquant’anni, vive ritirata nella sua casa-museo-biblioteca, ereditata dalla nonna Serafina, che raccoglie tutti i libri e volumi preziosi collezionati nell’arco della sua vita. È proprio la nonna ad innestare in lei questo amore smisurato:

ragazza-che-legge-2“A cosa servono i romanzi se non a spogliarti del tuo piccolo ego per farti assumere il peso di ciò che non ti appartiene ma che, a furia di leggere, si fa carne della tua carne? I buoni libri, diceva mia nonna Serafina, i buoni libri moltiplicano la tua vita; ti fanno vivere come tuoi dolori ed emozioni che altrimenti non avresti mai conosciuto, forse nemmeno immaginato.(…) i buoni libri restano dentro di te, non li cancella neppure il tempo lungo, si depositano non so in quale anfratto della tua mente o del tuo cuore, e da laggiù continuano silenziosamente a tessere le loro trame. (…) A costituirsi parte di te.”

La nonna aveva avuto una vita avventurosa che esercita un grande fascino su Adele quindicenne; la loro comune passione per la lettura, poi, le unisce per sempre, un legame che si rinsalda sempre più, un’intesa, tra loro, che solo la morte della nonna potrà dolorosamente spezzare. Quando la nonna, ormai vecchia e diabetica, non riuscirà più a leggere, sarà Adele a farlo per lei.

“Nonna Serafina, le dissi, ti leggerò io ad alta voce tutti i libri che vorrai. A cominciare da questo che è sulle tue ginocchia. Bada bene, non è un regalo che ti faccio ma un regalo che ti chiedo.”

Percorrendo il racconto della sua vita, Adele ci offre anche un quadro storico preciso e complesso di ciò che furono gli anni Settanta, nei quali divenne donna: la contestazione, le Brigate Rosse, l’omicidio Moro, l’universo di partiti e movimenti della sinistra storica ed extra-parlamentare. Anni vissuti in presa diretta e in prima persona, a fianco di Fausto e del suo impegno, e del gruppo di amici che si riuniva nella pizzeria-ritrovo di Nicola il Breve. Così come emerge, nitido e vivace, un affresco della vita quotidiana della sua “Macondo” – come prese a chiamare la sua cittadina dell’entroterra irpino dopo avere letto “Cent’anni di solitudine” – dei costumi della popolazione, con l’irruzione delle mode – le minigonne, per fare un esempio –, la conquista di una maggiore libertà di espressione e di comportamenti delle ragazze, ma anche eventi tragici come il terremoto dell’Irpinia.

grande-gatsbyAdele ci racconta anche la sua storia d’amore con Fausto, iniziata da adolescenti, e portata avanti con passione, con alti e bassi, con silenzi e scoppi di parole, fino alla maturità. Adele e Fausto, con caratteri fortemente diversi, con visioni a volte opposte, crescono insieme e condividono l’amore per i libri, l’impegno politico ed intellettuale. Un bellissimo esempio della loro intesa, scaturisce da una frase, tratta dall’ultima pagina del “Grande Gatsby”: “E noi continuiamo a remare, barche controcorrente, risospinti senza posa nel passato …” Fausto aveva trascritto la frase su un foglietto che poi dona ad Adele, come un regalo; Adele, eccitatissima, corre a prendere la sua copia del libro, dove aveva sottolineato in rosso e con tre punti esclamativi la stessa frase.

Il tema centrale del romanzo è e resta, fino alla fine, l’amore per la letteratura, per i libri e il loro potere salvifico:

“Per quel che mi riguarda, il libro è prima di tutto una ciambella di salvataggio. Non che ti migliori, a questo credo poco. E neppure che ti sani le ferite. Però ti placa. Alla maniera di un lenimento, di un farmaco di pronto intervento. E quando dico libro, dico libro in generale. Non romanzo soltanto. Il romanzo ha in più che, quando è teso come un fil di ferro, quando scava dentro di te depositandovi nuova conoscenza, quando insomma ti sorprende mostrandoti una nuova faccia del mondo che non conoscevi, allora si fa moltiplicatore di saggezza e di quella pietà laica che non ha bisogno di Dio per convincerti che il mondo è abitato da un solo essere umano, uno solo, e la pluralità è poco più di un’illusione ottica.”

La letteratura non come fuga dalla realtà ma come strumento per cambiarla. Per Adele, “saranno i libri a salvare il mondo”.

 “Quei libri avevano fatto la storia del mondo; avevano roso imperi, destrutturato società, demolito pregiudizi, insinuato dubbi, confortato cuori, nutrito sogni meravigliosi.”

Lungo tutto il romanzo i riferimenti a romanzi, ad autori, le citazioni sono innumerevoli: una galassia intera di stelle che illuminano il cammino e la vita di Adele. Uno scopo di vita, un farsi vita. Amore, ammirazione e ispirazione per gli scrittori ma anche con i personaggi stessi dei romanzi, con i quali dialoga come fossero persone reali.

Mi piace riportare una frase che lei scrive a Calvino, in una lettera-fiume a lui indirizzata dopo avere letto “Se una notte d’inverno un viaggiatore”,e che rimarrà senza risposta, in cui descrive il lettore.

felice-casorati-ragazza-su-tappeto-rosso-1912“Noi non siamo i vuoti a perdere delle vostre bugie. Noi, queste bugie, le depuriamo di tutti i detriti e le restituiamo al mondo affinché esse lo arricchiscano e lo migliorino. Non siamo stazioni capolinea dove i treni arrivano e si fermano perché oltre non è possibile andare. Siamo stazioni di transito. (…) Noi portiamo le vostre parole in giro per il mondo, le seminiamo perché fruttifichino, le propagandiamo affinché ne beneficino quante più persone è possibile. Che cosa sarebbero mai i libri senza di noi? Ma quale energia riescono a sprigionare, quale potenza di fuoco, grazie a noi!”

O come dirà, in una lettera, a Fausto:

“Cosa sono i libri senza di noi? Oggetti inerti, superflui, capaci soltanto di ingombrare e accumulare polvere. Finché, arrivati nelle nostre mani, si trasformano, miracolo sommo, nel più corrosivo degli acidi, capace di distruggere monarchie, imperi, potentati e ogni altra struttura di potere”

 Come non pensare al gesto simbolico che ogni potere oppressivo compie quando mette i libri all’indice o li manda al rogo?

Adele è un personaggio che affascina, soprattutto chi ai libri, alla lettura si sente votato; chi ama la letteratura e irrimediabilmente ne fa nutrimento essenziale.

La bellissima foto in copertina è di Stanley Kubrick: “Betsy Von Furstenberg (reading a script in a windowsill)”. Potete leggere l’incipit nella sezione dedicata e anche Qui.

Il link all’editore:

http://www.feltrinellieditore.it/opera/opera/il-sorriso-di-don-giovanni/

 

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