segantini_locsegantini-barcaSe vi siete innamorati di Segantini dopo avere ammirato le sue tele alla mostra di due anni fa a Palazzo Reale, come è successo alla sottoscritta, allora tenetevi pronti perché solo il 17 e il 18 gennaio 2017 ci sarà un eccezionale appuntamento della Grande Arte al Cinema: “Segantini, ritorno alla natura”, diretto da Francesco Fei, con Gioconda Segantini, Annie-Paule Quinsac, Franco Marrocco, Romano Turrini e con la partecipazione speciale di Filippo Timi.

La locandina, tra l’altro, riprende l’immagine promo della mostra e del catalogo, ed è quindi facilmente riconoscibile.

Giovanni Segantini, ebbe un’infanzia infelice: perse la mamma a cinque anni e il padre lo mandò a Milano presso una figlia che aveva avuto da un’altra donna. Viveva praticamente per strada, fu arrestato per vagabondaggio e trascorse due anni in riformatorio. Dopo fu affidato ad un fratello, in Valsugana e lavorò presso la sua bottega come garzone fino a sedici anni. Tornò a Milano dove iniziò a sviluppare la sua coscienza artistica e scoprì la sua passione per la pittura; frequentò i corsi serali dell’Accademia di Brera e iniziò la sua vita di pittore.  La sua vita affettiva ebbe un corso più sereno, a seguito del matrimonio con Bice Bugatti, con la quale ebbe quattro figli. segantini-montagne

Segantini aderì al divisionismo, nel quale trovò la risposta alla sua ricerca pittorica: la scomposizione dei colori scelti nelle tonalità più pure e accostati tra loro in tanti trattini e filamenti, gli permettevano di esaltare il colore e la luce; egli sente il desiderio di rendere in pittura la brillantezza della luce naturale, ancora più intensa e assoluta tra le cime alpestri. Il suo luogo d’elezione sarà la montagna, soprattutto l’Engadina: le Alpi Grigionesi sono protagoniste delle sue opere. Per Segantini la luce non è solo un affascinante fenomeno naturale: ad essa attribuisce un valore simbolico, spirituale. In questa ricerca sperimentò il simbolismo. Il paesaggio montano, per lui, non è soltanto un luogo incontaminato dove si manifesta la bellezza della natura, ma è anche l’ambientazione ideale per dipinti allegorici e simbolisti che raffigurano temi universali, umani e religiosi, come la morte, la vita, i vizi, la malvagità, l’annunciazione della parola divina.segantini-le-due-madri

Spiega il regista Francesco Fei: “Ho scoperto e amato fin da subito l’arte di Segantini visitando la Galleria d’Arte Moderna di Milano, perché possiede una sua personale e unica forza generatrice. Nei suoi dipinti si percepisce l’energia della natura nella sua più intima essenza e la presenza dell’uomo è colta nel confronto totalizzante con essa. Il suo messaggio è al tempo stesso classico ed estremamente contemporaneo. Anche la vita di Segantini possiede la medesima potenza, lo stesso fascino. Nato poverissimo, orfano a cinque anni, analfabeta, rinchiuso in un riformatorio a dieci, apolide per tutta la vita, riuscì, con la sua volontà e le sue capacità, a diventare uno dei pittori per importanti del simbolismo europeo. Inoltre con la sua compagna, Bice Bugatti, diede vita ad una storia bellissima d’amore; come si legge nel piccolo cimitero di Maloja, dove riposano per sempre insieme, «arte e amore vincono il tempo». Segantini ha usato il paesaggio come base per una ricerca artistica fortemente simbolica e moderna, con risultati che lo elevano a livello mondiale. Non a caso all’estero è considerato come uno dei più grandi pittori simbolisti e artisti importanti come Kandinsky, Klimt e Klee hanno amato profondamente la sua arte”.

Segantini morì nel 1899, a soli 41 anni, sullo Schafberg, a causa di una peritonite fulminante, nella baita dove qualche giorno prima si era recato per terminare la sua ultima opera.

Non cercai mai un dio fuori di me stesso perché ero persuaso che Dio era in noi e ciascuno di noi ne possedeva e ne poteva acquistare facendo delle opere belle, buone o generose, che ciascuno di noi è parte di Dio, come ciascun atomo è parte dell’universo. Non cercai altra felicità all’infuori dell’unica vera, quella della coscienza.”

A Filippo Timi il compito di interpretare alcune delle più belle lettere del pittore trentino: “Ho oltrepassato l’infinita pianura della tristezza, dove alla luce del sole e al buio si mescolano tutte le passioni umane. Ho visto fiori piangere e lombrichi ridere. Sì, ho vissuto senza vegetare, ho veramente vissuto”.

Quello che non cangia mai sono le opere degli artisti superiori ai banali trionfi delle mode, e questi in tutte le epoche hanno saputo creare opere che nessuna moda saprà distruggere. La vera opera d’arte vive coi propri mezzi e non con quelli aprestategli dall’attualità”

segantini-donna-slitta

Per conoscere meglio il suo pensiero è interessante leggere le lettere che scambiava soprattutto con Grubicy, che fu il suo sostenitore e promotore, e i diari. Ecco alcuni riferimenti. Annie-Paule Quinsac, Segantini: trent’anni di vita artistica europea nei carteggi inediti dell’artista e dei suoi mecenati, Oggiono, Lecco, Cattaneo, 1985; e “Lettere e scritti sull’arte” di Giovanni Segantini, Abscondita, 2014. In libreria, potete trovare molte altre interessanti letture.segantini-letteresegantini-diari

 

 

Annunci