basquiatSe a diciassette anni cominci a riempire le strade di New York di graffiti, intanto inizi a usare LSD, poi incontri Andy Warhol che diventa il tuo più grande sostenitore, addirittura realizzi delle opere con lui, conosci Keith Haring, hai una storia con Madonna (allora sconosciuta), diventi famoso e le tue opere vengono vendute a palate di soldi; se dipingi centinaia di opere, se sei continuamente assillato dal pensiero che tutto questo circo che ti gira intorno, un bel giorno ti scarichi, e allora ci dai sotto con la droga e muori a ventisette anni, facendo felici i collezionisti che si sono aggiudicati le tue opere perché hanno un valore stratosferico, allora sei Jean-Michel Basquiat, un artista maledetto.

basquiat-e-wharolLa sua vita si svolge nelle vie newyorkesi, dove una volta lasciata la scuola e dopo il dolore provocatogli dalla separazione dei genitori, inizia ad esprimere il suo estro artistico. La sua vita sregolata e al limite è la sua arte, perché vivendo, soffrendo, scontrandosi col mondo che lo circonda, dà vita alle sue opere: i graffiti, le tele, i disegni, tutto quello che ha da dire lo esprime nel suo universo “scarabocchiato”.  E il suo stile diviene un caso mondiale, porta l’arte del graffito ad uno stato di dignità ormai universalmente riconosciuto e rende l’artista famoso in tutto il mondo mentre è nel pieno della sua produzione. Molti critici affermano che “Basquiat fu un talento medio sfruttato ed usato dai suoi mecenati come novità da lanciare sul mercato, la sua morte per loro fu una manna che fece schizzare il valore dei quadri a livelli stratosferici”.  E’ una considerazione cinica e probabilmente ha un fondo di verità; è stato un po’ il percorso di tutta la pop-art, ma ciò non significa che di arte si tratti.

“Non ascolto ciò che dicono i critici d’arte. Non conosco nessuno che ha bisogno di un critico per capire cos’è l’arte.”basquiat-tela

La mostra è un percorso carico di emozioni, a tratti duro, in altri momenti estremamente poetico, così come era lui. Quasi commovente il video con l’intervista. Emergono nelle opere  i suoi tratti feroci, istintivi, quasi primitivi, così come la spontaneità della strada e il riferimento colto alle avanguardie del Novecento europeo e alla Pop Art americana. Emerge il suo interesse per la scienza, per l’anatomia in particolare (da piccolo ebbe un brutto incidente d’auto e sua madre, per distrarlo nella convalescenza, gli regalò un manuale di anatomia); basquiat-da-vinciamava Leonardo Da Vinci, l’artista scienziato. Pensando a se stesso, amava inseguire i suoi diversi talenti e riversarli sulle tele. Si vedeva poliedrico, non voleva rimanere ancorato alla sua notorietà come artista visivo.

basquiat-da-vinci-2Le sue opere riflettono anche la sua rabbia per la difficile realtà della comunità afro-americana (è cresciuto negli anni ’60, ’70 carichi di tensioni, manifestazioni, proteste, dopo l’assassinio di Martin Luther King …) e la necessità di affermazione;  ce la mostra attraverso i soggetti semplici, come i bambini che giocano nelle strade, le parole cancellate, il colore che cola, i contrasti e le assenze. Basquiat è stato il primo artista nero di fama internazionale.

“Cancello le parole in modo che si possano notare.”

basquiat-filmbasquiat-film-2Ovviamente mi è tornato in mente il film “Basquiat” del 1996 realizzato dall’artista Julian Schnabel, suo amico-rivale. Il film ripercorre la vita di Basquiat vista con gli occhi di Schnabel e sarebbe interessante sapere cosa ne avrebbe pensato Jean-Michel se lo avesse potuto vedere. Di certo, da noi, merita di essere visto, se non altro per il cast incredibile e per David Bowie nei panni di Andy Warhol.

http://www.mudec.it/ita/jean-michel-basquiat/

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