Hokusai, Hiroshige, Utamaro

La montagna con la cima innevata che cattura l’occhio è il Monte Fuji; è lì che cade la nostra attenzione e solo dopo ci accorgiamo della gigantesca onda, delle mille goccioline (che quasi potrebbero essere confuse con la neve che cade sul Monte), delle barche in balia degli spaventosi ondeggiamenti della superficie marina. Non si riesce a staccare l’occhio da quel lontano cono bianco perché la costruzione dell’immagine è proprio lì che ci vuole portare. La montagna è l’elemento stabile, ciò che infonde sicurezza nella scena rappresentata da Hokusai, e l’occhio è su di essa che si fissa perché si sente minacciato dall’immane onda che sembra volere inghiottire la chiatta che, sotto di essa, sembra scomparire. Il Monte Fuji, nella cultura giapponese, è tradizionalmente legato alla vita eterna e qui ben si contrappone alla precarietà delle chiatte e alla difficoltà degli uomini che le governano sotto l’incombente minaccia della forza dirompente delle onde. Hokusai in questa opera mescola i tratti tipici dell’arte orientale, come il profilo delle barche e dei pescatori, a quelli tipicamente occidentali, come l’uso della prospettiva per raffigurare il Monte Fuji. monte-fuji

Le opere esposte a Palazzo Reale, a Milano, sono 200 silografie policrome e libri illustrati provenienti dalla prestigiosa collezione del Honolulu Museum of Art. Venivano realizzate con una tecnica di stampa su legno in stile Ukiyo-e.

Personalmente, trovo “La grande onda di Kanagawa” suggestiva: mi sono fermata circa un quarto d’ora nella sala in cui la si può ammirare. E’ messa in posizione perfetta, al centro e davanti allo spettatore che accede alla sala, ben illuminata e contornata da una carrellata di immagini, “Trentasei vedute del monte Fuji di Hokusai”, da percorrere con calma, senza tralasciare nulla.ponte-giapponesi

La mostra è organizzata in 5 sezioni: Paesaggi e luoghi celebri: Hokusai e Hiroshige; Tradizione letteraria e vedute celebri: Hokusai; Rivali di “natura”: Hokusai e Hiroshige; Utamaro: bellezza e sensualità; I Manga: Hokusai insegna.

Le immagini che vediamo venivano usate ad esempio per stampare biglietti di inviti a serate, o ad occasioni speciali e rappresentano il “mercato dell’immagine dell’epoca, che richiedeva di trattare soggetti precisi, luoghi e volti ben noti al pubblico, temi e personaggi alla moda. Una domanda intorno alla quale nascevano inevitabilmente rivalità, prima ancora che tra gli stessi artisti, tra gli editori che producevano le opere e si contendevano i migliori pittori, incisori e stampatori per dar vita a serie di stampe sempre diverse, verticali, orizzontali, in forma di ventaglio, in formato di libro per soddisfare un mercato dell’editoria sempre più esigente e ampio.” Ognuno dei tre artisti aveva un suo tema preferito, sviscerato in tante opere: possono sembrare uguali ad un primo superficiale sguardo ma in realtà sono tutte diverse tra loro. Il successo della serie di un artista obbligava gli altri a cimentarsi con la stessa tematica che era divenuta di moda e, spinti dagli editori che pensavano più che altro ai profitti, ciascuno produceva la sua personale visione del tema.

 hiroshige_4Agli occhi di chi, come me, affronta per la prima volta l’arte giapponese, la mostra è un bel viaggio nella società dell’epoca, nei suoi costumi ed interessi, nelle località che venivano visitate, dei viaggi che si compivano, come nel caso delle “Cinquantatrè stazioni del Tōkaidō” di Hiroshige.

E’ inoltre l’occasione per ripensare all’influenza che nell’Ottocento le stampe giapponesi ukiyo-e giunte in Europa tramite l’Olanda, precisamente tramite la Compagnia delle Indie, (l’unico paese, oltre alla Cina e alla Corea, che avesse degli scambi commerciali con il Giappone che viveva in completo isolamento) ebbero sugli artisti francesi ed olandesi:  Van Goghvan_gogh_-_la_courtisane, Monet, Manet, Degas, Renoir, Pissarro, Klimt, l’Art Nouveau.

monet-ponte

E’ in programma fino al 29 gennaio e vi consiglio di non perderla.

 

Annunci