L’amore è una creazione del nostro spirito

Sotto l’albero di Natale ho trovato pane per i miei denti: molte letture interessanti, alcune assolutamente impreviste, altre “stranamente” presenti nella mia wish-list. I libri sono sempre un cavallo di battaglia, un terreno sicuro per chi mi conosce; qualcuno ama incuriosirmi con letture lontane dai miei gusti risaputi, qualcun altro ama provocarmi con autori che notoriamente io detesto. Tutto ciò è molto stimolante e a volte è stata l’occasione per abbattere i miei preconcetti, se non addirittura regalarmi una rara epifania, come accadde con “La versione di Barney” di Mordecai Richler. La prima lettura di babbo natale è stata “La bastarda di Istanbul” e, se leggete il post dedicato, capirete che mi è molto piaciuto. Stava nella wish-list, quindi non ne sono sorpresa ma non era scontato: a volte capita di prendere delle belle cantonate o delle cocenti delusioni.

Dopo quella appagante lettura ho preso in mano “Amiche di penna” di Marosella Di Francia e Daniela Mastrocinque. Ero stata attratta da questo romanzo epistolare “finto” dalla lettura della loro chiacchierata sul blog “letteratitudine” però avevo delle perplessità. Sarà noioso, mi dicevo; scritto da due donne colte, le insegnanti di liceo che tutti vorrebbero per i loro figli a patto che non diventino troppo secchioni. Una forzatura, un volere accostare due personaggi “monumento” come se bastasse l’artificio della corrispondenza per reinventare un lato delle loro vite. Come se io, perdonate l’assurdità, mi inventassi che Barney Panofsky e Sal Paradise si facessero delle confidenze sulle loro avventure seduti al banco di un pub con davanti un bel boccale di birra.

Però, accidenti, ero curiosa di vedere se queste due letterate erano riuscite a creare qualcosa di credibile, di godibile e, perché no, di originale pur restando nel solco delle storie inventate da due giganti come Flaubert e Tolstoj. E allora: sotto con la lettura!

anna-kareninaAnna Karenina ci rassicura subito che non c’è alcuna intenzione di abbandonare quello che abbiamo amato delle loro esistenze, servendoci quell’incipit che il suo “papà” ha consegnato alla storia della letteratura:

Voi mi chiedete di quando vivevo a Pietroburgo; vi potrei raccontare dei balli, della vita di società, della mia famiglia. Senz’altro lo farò, ma sappiate subito che allora non ero felice. Vedete, si dice che le famiglie felici lo siano tutte allo stesso modo, mentre quelle infelici ciascuna a modo suo. Io appartengo a una di queste, e dell’infelicità della mia famiglia sono io la colpevole”.

E descrivendosi per come l’abbiamo conosciuta e amata: “Mi fa piacere sapete che anche voi, come me, amiate la lettura: io in genere ho sempre un libro fra le mani, ma vi confesso che in questo momento sono troppo intenta a vivere, per cui non riesco a concentrarmi sulle storie che leggo e spesso mi ritrovo ad alzare lo sguardo dalle pagine per seguire il filo così piacevole del mio presente”.

emma-bovaryEmma Bovary, poco più in là, ci tiene a precisare: “ (…) non posso non confessarvi tutta la mia ammirazione per esservi saputa ribellare a quelle regole fisse e immutabili che costringono noi donne all’obbedienza assoluta. Apprezzo il vostro coraggio. Io non lo posseggo e quindi non mi rimane che rifugiarmi nei libri e nelle grandi storie d’amore solo lette e mai vissute”.

Bene, partiamo col piede giusto: sono proprio loro! Posso andare avanti nella lettura rassicurata. Le amiche di penna si scambiano lettere e continuano ad essere se stesse.

Emma un po’ frivola, presa a cercare modelli di abiti alla moda di Parigi e a farseli confezionare, scontenta della vita di provincia che non le offre occasioni di mettersi in mostra e conoscere bella gente, delusa dal marito e facile ad infatuarsi. Beh, il suo “papà” era francese, non dimentichiamolo.

Anna, invece, nata dall’estro più austero del nostro Lev, è combattuta tra l’amore che le ha stravolto la vita e il timore di vederlo svanire, così come dall’impossibilità di riadattarsi alle regole di comportamento della società russa. E così si raccontano lungo questo scambio di missive.

Anna: “Mi fanno paura quelli che, con atteggiamento magnanimo, esibiscono la loro superiorità morale per farti sentire il peso della tua colpa. Una sottile perfidia si può nascondere sotto l’apparenza di un perdono generoso.”.

Emma: “Noi donne, è vero, siamo fatte così: i nostri stati d’animo dipendono molto spesso dal mutare delle stagioni, da un soffio di vento”.

E comunque questa amicizia epistolare decolla, anzi Anna ed Emma ne sono entusiaste.

Anna: “Emma, colombella mia, (…) siete così saggia, ma anche così sensibile. (…) La nostra amicizia somiglia un po’ alle amicizie maschili che, vi devo confessare, invidio tanto. (…) E’ così raro, Emma cara, trovare amiche che si somigliano come noi”.

Anna ed Emma si aprono l’una all’altra e, scrivendosi, consegnano anche a noi segreti e pensieri; il tutto con uno stile aderente al contesto ed ai personaggi, senza essere noioso.

Nel periodo in cui si scrivono fanno degli incontri inconsueti. Emma incontra una donna esattamente al suo opposto:

“(…) una coppia di americani provenienti dalla Georgia. Lei, molto bella e appariscente in un abito di seta verde chiaro con un’ampia scollatura, lui, sicuramente più anziano, molto elegante nel suo frac di ottimo taglio, ma con delle vistose scarpe di vernice nera.” “(…) ha continuato a spiegarmi che lei lavorava come tante signore benestanti dopo la guerra e che le donne ora in America erano addirittura capaci di arricchirsi grazie al proprio lavoro.via-col-vento

Anna non si capacita di ciò: “La vita di questa donna è davvero fuori dal comune: una donna bella, elegante e anche ricca, come mi dite, che lavora. Non avevo mai sentito niente di simile.” E più avanti: “Noi, cara Emma, il denaro possiamo al massimo spenderlo, non certo guadagnarlo. Lasciamo agli uomini questa noiosa incombenza”. Anche con questa donna, Emma inizierà una corrispondenza. Vi dico solo che è l’eroina di uno dei romanzi americani più conosciuti (e di un celeberrimo film…)

Anna, invece, si ritrova a Parigi immersa nell’alta società di proustiana memoria. E’ la Parigi degli intellettuali, degli artisti, degli Impressionisti e avrà la possibilità di conoscere personalmente uno dei pittori più noti.

Poco distanti, davanti a un bicchiere di assenzio, erano seduti vicini, ma indifferenti l’uno all’altra, un uomo che sembrava un clochard e una donna che aveva l’aspetto di una prostituta. Con occhi assenti fissavano il nulla.”

Anna cita il suo “papà” quando, triste, deve tornare sui suoi passi; racconta ad Emma di cosa si parlava nel salotto parigino: “Si parlava di romanzi, di Guerra e Pace in particolare, e della società russa. I personaggi di Tolstoj, ha detto qualcuno, non sono liberi di agire, sono come gli eroi della mitologia greca, manovrati dal fato.” Che dire di più?

Mentre corrispondono, Anna ed Emma cercano di guardare al futuro ma il passato le trattiene: “io che del passato non ho nessuna nostalgia, ma me lo trascino dietro come una catena da cui non riesco a liberarmi” dice Anna; e aggiunge: “Devo ogni giorno uccidere un po’ Karenin per poter amare Vronskij.”

La chiusura viene sorprendentemente affidata non alle due protagoniste né alle altre donne con cui hanno corrisposto, ma a qualcun altro che, con disincanto come gli si conviene, si rivolge ad Anna affermando: “(…) l’amore è una creazione del nostro spirito”, e chiuderà la lettera con un’altra incursione in territorio proustiano.

E qui mi fermo: è un libro da leggere.

Personalmente l’ho apprezzato perché le due autrici hanno realizzato quello che spesso, da lettori, tutti abbiamo un po’ vagheggiato: fare continuare a vivere i nostri personaggi preferiti.

amiche-di-penna-autriciPotete leggere l’incipit del romanzo Qui; copio il link alla Mondadori per tutte le informazioni e la sinossi del romanzo.

http://www.librimondadori.it/libri/amiche-di-penna-marosella-di-francia-daniela-mastrocinque

 

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