Artemisia Gentileschi. La Pittora

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Non smetterò mai di ammirare questa donna. Per quello che è stata, per ciò che ha fatto e subìto, per il suo coraggio, per il suo talento. Artemisia vive e dipinge nel Seicento, un secolo pervaso da forti contraddizioni, governato da spinte opposte: da un lato la Chiesa con le sue posizioni conservatrici e gli eretici bruciati in pubblica piazza, come Giordano Bruno o processati e condannati come Galileo Galilei; dall’altro, la curiosità verso le nuove teorie e filosofie. Un dualismo che si riflette anche nell’arte, dove convivono sacro e profano. Riuscite ad immaginare cosa volesse dire, per una donna che aspirava ad essere un’artista, vivere in quei tempi? Artemisia Gentileschi non fu l’unica, ma di sicuro è divenuta la più famosa. Il suo talento e la sua forza d’animo la fecero affermare nell’arte che tanto amava. E grazie ad essa si mantenne e viaggiò – Firenze, Roma, Napoli, Londra – e dipinse tanto.

La prima volta che ne ho sentito parlare è stato alla fine degli anni ’70, i miei anni del liceo; erano gli anni in cui i movimenti femministi rivendicavano i diritti delle donne e lei divenne un simbolo per lo stupro che subì, il processo che ne seguì con le umiliazioni – con tanto di visita ginecologica pubblica- e le torture – le praticarono lo schiacciamento dei pollici – a cui venne sottoposta per appurare la veridicità di ciò che sosteneva. Ne ebbe tanto, di coraggio, oltre che di indiscutibile talento, per affrontarlo ed uscirne con dignità. E anche per sopportare l’incombente figura paterna.

Nel 2011 a Milano, a Palazzo Reale, ho visto la mostra allestita con le scenografie di Emma Dante. D’impatto, la prima sala: dal soffitto, gli atti processuali piovono su un letto disfatto, che rievoca quello dipinto da Artemisia, subito dopo il processo a Tassi. Un morbido e candido giaciglio gocciolante il sangue di Oloferne decapitato da una Giuditta per niente turbata dal suo gesto …

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Di lei si è scritto e detto tanto. In rete trovate ampia documentazione. Personalmente, ho letto:

Anna Banti, “Artemisia”                   artemisia_-anna-banti

Alexandra Lapierre, “Artemisia” artemisia-lapierre

La regista Agnes Merlet ha realizzato un film ispirato alla figura della Pittora, ma personalmente non sono riuscita a trovarlo e vederlo.

 

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