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Una mela alta fino al soffitto, un uccello dipinto col cielo, un uomo disegnato dal paesaggio, volti coperti da teli bianchi…

 

 

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Lo amo. René Magritte crea dipinti fra i più misteriosi della storia dell’arte, scardina il senso degli oggetti, supera Freud nell’onirismo più elaborato. Rimango incantata di fronte alle sue tele perché fanno correre la mia fantasia, la fanno sentire libera di dare uno o mille significati diversi a quello che vede, a seconda del mio stato d’animo, del luogo dove mi trovo, di chi ho vicino … Mi sembra di entrare dentro le scene dipinte e muovere lo sguardo attorno per vedere un cielo di nuvole dentro ad un occhio, una pioggia di uomini con la bombetta, una nuvola che galleggia in un calice, o l’inquietudine di due amanti dal volto coperto. O mi fanno pensare che non debba per forza esserci un significato..

magritte-gli-amanti

René Magritte nasce nel 1898 in Belgio. Nel 1912, sua madre Adeline si suicida gettandosi nel fiume Sambre a Châtelet e venne ritrovata annegata, con la testa avvolta dalla camicia da notte. Renè non ha ancora 14 anni e questo particolare rimane impresso nella sua giovane mente e riappare in alcuni suoi dipinti, come “L’istoire centrale” e “Les amants“. A Charleroi, dove la famiglia si è trasferita per allontanarsi dal dolore della tragedia, si impegna in studi classici, maturando presto un vivo interesse per la pittura.

renè magritte l'impero delle luci

Nel 1916 si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Bruxelles, appassionandosi alle ricerche futuriste e, nel 1919, espone la sua prima tela, “Trois Femmes”. I primi passi da pittore, Renè Magritte, li muove nell’ambito delle avanguardie del Novecento, assimilando influenze dal cubismo e dal futurismo ma il lavoro che svolge, anche se in un certo senso è legato alla figura, è di grafico di design per carta da parati.

La visione di un quadro di De Chirico è un momento di rivelazione e lo porta ad avvicinarsi al movimento Surrealista, aderendo al gruppo formato a Bruxelles. Nel 1926 conosce André Breton; l’anno successivo riesce ad ottenere la sua prima mostra personale a Bruxelles.

Belgium, Brussels, The Happy Donor

Nella sua pittura la razionalità sfuma, “la logica si ritira, la mente si offusca e cede il passo ad accostamenti dissociativi, ossimori pittorici, composizioni assurde, situazioni in bilico tra l’onirico e la più fervida fantasia”. Il Surrealismo di Magritte applica, alle immagini dipinte, l’illusionismo onirico, mostrando oggetti reali in ambienti e misure assurde, utilizzando tonalità fredde, creando atmosfere ambigue ed inquietanti come quelle dei sogni. Le sue rappresentazioni evocano lo spaesamento dell’uomo di fronte alla realtà o a ciò che sembra essere la realtà, in un costante gioco ambiguo tra ciò che è plausibile ma totalmente fuori posto.

renè magritte

Del resto è questo il suo modo di fare arte e lo dice con semplicità: “Quando la gente cerca di trovare significati simbolici in ciò che dipingo, vuole qualcosa di sicuro cui aggrapparsi, per salvarsi dal vuoto. La gente che cerca significati simbolici è incapace di cogliere la poesia e il mistero intrinseci nell’immagine.”

L’arte, secondo Magritte, è come una Fata Ignorante, capace di magie il cui reale significato sfugge alla sua stessa comprensione.

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E mi viene in mente un film che mi ha fatto emozionare, “Le fate ignoranti“, di Ferzan Ozpetek, con Margherita Buy e Stefano Accorsi, e il brano “Due destini” dei Tiromancino. Alla morte del marito, la protagonista trova una dedica sul retro di un quadro e da lì scopre che il marito da sette anni aveva un amante. Nel film si attribuisce il dipinto a Joseph Lanti; in realtà è un’opera dello stesso Ozpetek, ispirata al quadro di Magritte.

fate-ignorantiLa incontriamo senza riconoscerla come tale, “La fata ignorante”, ed è capace di compiere il miracolo di travolgerci, di cambiarci la vita permettendoci di crescere. Sono quegli incontri personali che lasciano un segno più o meno profondo e indelebile, tanto che da quel momento in poi, non siamo più gli stessi, non possiamo più esserlo. Ci hanno cambiato, hanno cambiato il nostro percorso, il nostro essere, il nostro sentire.” Ferzan Ozpetek

 

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