Avete visto il bellissimo film di Bernardo Bertolucci tratto dal romanzo “Il tè nel deserto” – titolo originale “The sheltering sky” –, di Paul Bowles? A me è piaciuto da morire. Anche il libro, e devo dire che per me questo è uno dei pochi casi in cui ho apprezzato sia l’uno che l’altro e non mi sembra che nessuno dei due metta in ombra l’altro. Si può dire moltissimo su questo film; vorrei solo raccontare una curiosità. Nell’ultima scena del film, l’autore Paul Bowles, nella penombra della sala da tè di un albergo coloniale, pronuncia la celebre frase, tratta dal romanzo: – “Poiché non sappiamo quando moriremo si è portati a credere che la vita sia un pozzo inesauribile, però tutto accade solo un certo numero di volte, un numero minimo di volte. Quante volte vi ricorderete di un certo pomeriggio della vostra infanzia, un pomeriggio che è così profondamente parte di voi che senza neanche riuscireste a concepire la vostra vita? Forse altre quattro o cinque volte, forse nemmeno. Quante altre volte guarderete levarsi la luna? Forse venti. Eppure tutto sembra senza limite”.  E’ una scena davvero poetica, come, del resto, lo è tutto il film. Il romanzo è bellissimo, l’ho letto tre volte e ogni volta che vedo la copertina, mi viene voglia di riprenderlo in mano. Vi lascio questa citazione, dalla versione originale in inglese: « A black star appears, a point of darkness in the night sky’s clarity. Point of darkness and gateway to repose. Reach out, pierce the fine fabric of the sheltering sky, take repose. »

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