Avete mai letto questo romanzo? Fu pubblicato nell’anno in cui sono nata, il 1962; lo lessi per la prima volta ai tempi del liceo. Mi piacque molto anche se mi lasciò una sensazione di dolorosa tristezza. L’ho riletto altre due volte, ogni volta rimanendo sorpresa della maestria del suo autore. Giorgio Bassani nacque il 4 marzo, come un altro artista che ci manca molto, Lucio Dalla. Mia mamma che lo aveva letto ed amato, mi diceva che quando uscì ebbe un grande successo, fu un best seller, come diciamo oggi. Lei aveva naturalmente vissuto quegli anni terribili e ricordava con molta tristezza alcune famiglie colpite dalle leggi razziali nella sua campagna lucchese; persone di cui poi si persero le tracce dopo che furono deportate. Il romanzo, uscito a distanza di pochi anni da “Se questo è un uomo” di Primo Levi, divenne un film nel 1970, con la regia di Vittorio De Sica (musiche di Manuel De Sica) con Dominique Sanda, Lino Capolicchio, Helmut Berger, Fabio Testi, Romolo Valli. Bassani inizialmente collaborò con De Sica alla sceneggiatura, poi litigarono e Bassani pretese che venisse tolto il suo nome dai titoli di coda del film. Nel 1972 vinse l’Oscar come miglior film straniero. Nel 71 Orso d’oro al Festival di Berlino. Nel 1973 grammy Award per la colonna sonora. Sul web troverete infiniti articoli e commenti; se volete un consiglio, non leggeteli ma leggete il romanzo, non ha bisogno di altro, solo di essere letto.

“Nella vita, se uno vuol capire, capire sul serio come stanno le cose di questo mondo, deve morire almeno una volta.” G. Bassani

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